Abelardo, in seguito ricordato come Abelardo Tre Palle, era un soldato di ventura reclutato nelle truppe di Riccardo Cuor di Leone durante la Terza Crociata in Terra Santa. Basso e tarchiato, aveva perso tutti i capelli in giovane età. Non particolarmente abile con la spada o l’arco, ad Abelardo fu affidato il compito di rifornire le catapulte di palle di pietra. Durante la battaglia di Arzuf (1191), dove l’esercito di Riccardo Cuor di Leone dovette affrontare le feroci forze musulmane del sultano Saladino, i crociati si trovarono improvvisamente in difficoltà. La battaglia era ormai persa, quando Abelardo ebbe l’idea di utilizzare tre palle di pietra del peso di 40 libbre ciascuna e improvvisare un numero di giocoleria volteggiando le tre palle nell’aria per distrarre le truppe nemiche.
A quel punto, l’esercito del feroce Saladino si fermò improvvisamente ad ammirare lo spettacolo circense allestito da Abelardo. Le cronache dell’epoca narrano che, durante lo spettacolo, i soldati nemici scoppiarono in un fragoroso applauso. Dopo due bis, la battaglia e lo spettacolo terminarono, e l’esercito del feroce Saladino ammise la sconfitta.
Abelardo fu acclamato da tutti, e lo stesso Riccardo Cuor di Leone lo ringraziò ripetutamente. Una volta tornato in Europa, Abelardo si stabilì in una piccola casa di campagna. Portò con sé le famose tre palle di pietra, ciascuna del peso di 40 libbre. Ogni giorno si esercitava a farle roteare in aria. Abelardo morì all’età di 97 anni.
Quando gli abitanti del luogo andarono a recuperare il corpo di Abelardo, trovarono vicino a lui le famose tre palle di pietra, ciascuna del peso di 40 libbre. Decisero di portarle con sé. Durante il tragitto verso il cimitero, una delle palle cadde dal carro che le trasportava. Essendo così pesante, creò una buca nel terreno. Miracolosamente, dalla buca sgorgò una sorgente di acqua naturalmente gassata, un tipo di acqua sconosciuta nel Medioevo.
Poco dopo, una seconda palla di pietra del peso di 40 libbre cadde dal carro. Questa volta, rotolò nella tana di un lupo feroce che stava sbranando le pecore della zona. Incapace di tornare alla sua tana, il lupo si spostò altrove, e così i pastori locali, insieme alle pecore, tirarono un sospiro di sollievo.
La terza palla fu posta sulla tomba di Abelardo, e gli abitanti del luogo iniziarono a visitarla e a toccarla per ottenere grazie. Non passò molto tempo prima che nella valle iniziassero a verificarsi miracoli. Si narra che molte persone che avevano perso i capelli e erano diventate calve abbiano riacquistato una chioma forte e folta dopo aver strofinato la palla di Abelardo. Nel giro di pochi anni, folle di pellegrini e parrucchieri accorsero sul posto per rendere omaggio alla tomba di Abelardo, che da allora in poi fu conosciuta come la Tomba di Abelardo Tre Palle. Il vescovo, venuto a conoscenza della storia, si affrettò a canonizzare e poi santificare Abelardo. E così , nelle vicinanze sorse un monastero di monaci dell’Ordine del Santo Giocoliere. Segno distintivo dei monaci era una folta capigliatura e tre palle attaccate al saio.
Nota sull’immagine
L’ordine monastico del Santo Giocoliere stava attraversando da diversi anni una crisi di vocazioni. L’abate superiore, padre Giorgio Mangiafuoco, ebbe l’idea di visitare fiere e mercati alla ricerca di proseliti e futuri monaci. L’iniziativa suscitò interesse tra le giovani generazioni, seppur modestamente. L’abate fu particolarmente compiaciuto quando, al termine della cerimonia, i giovani chiesero a gran voce un bis. Purtroppo, l’ordine monastico del Santo Giocoliere fu definitivamente sciolto alla vigilia dell’anno 1293.
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